giovedì 12 luglio 2007

Un rientro...pt. 13

Ritornano i giorni di solitudine. Solitudine intensa. Non si tratta di chiudere porte, finestre ed evitare di parlare.
Solitudine è al centro della folla. Solitudine sono i pensieri che ci abbandonano. Solitudine è non sentire la propria voce. Quando le persone, gli oggetti, i mobili, gli spazi divengono ostili, perdono la propria familiarità e non ci offrono protezione, siamo soli. Neppure con noi stessi.
La musica è muta. Aprire un libro dopo l'altro e scoprire che le parole ci sono estranee è solitudine.
Non tento neppure di reagire, scrollo le spalle perché è inutile combattere cioè che si desidera ardentemente. Ed è così. Ogni notte. Tra incubi ed illusioni le mani si stringono forte a me stesso. Sempre più forte. Graffiando e lacerando ogni natura umana, prego. Mentre tutti i muscoli si tendono, vibrano, desidero il silenzio, l'immobilità.
I rumori aumentano, crescono d'intensità, fuggono dai miei incubi e travolgono la realtà che mi circonda.
Ed è così. Ogni notte. Tra incubi ed illusioni.
Un foglio cade a terra, spero sia solo carta senza significato oltre che senza vita.
Ma si tratta di parole che mi appartengono:

"...il tempo è tornato a scorrere lentissimo eppure gli attimi trascorsi con te sembrano tanto lontani quanto sono vicini.
Una serata favolosa; ecco come la descrivo a chiunque mi chieda com'è andata, non posso certo mentire... serate così non ne ho mai trascorse, e non ho nemmeno dovuto scriverla su un diario, un quaderno o qualsiasi foglio di carta reale o digitale per ricordarla; sarebbe stato inutile. Le luci, i colori, le sensazioni, i profumi e le lacrime non si possono minimamente intrappolare in luoghi dove i confini sono limitati dalla materialità.
Ma qui, dove ora custodisco questo ricordo, tutto è diverso, è un luogo speciale, nulla devo cercare, ogni istante riaffiora come piccoli frammenti di vetro in cui mi posso specchiare. Mi lascio trasportare in quel viaggio che è la conoscenza e mi ritrovo in lacrime rivivendo ogni passo al tuo fianco, il braccio infilato sotto il mio mentre ti stringo forte la mano: non ti lascio fuggire e ti proteggo da ogni cosa che minaccia il tuo sorriso. Il suono dei passi, i profumi che ci inseguono, le auto, i chiacchiericci, le persone, le stelle, il cielo, le nostre ombre unite ed abbracciate come noi. E poi parlare. E ridere. Scherzare e giocare tra noi con noi.
Non mi importa se devo cancellare i ricordi di una vita intera, quella serata, questa serata è stata importante.
Il tempo passa, cancella e trasforma ogni cosa, alcune restano uguali, altre migliorano nettamente, altre aspettano solo il momento opportuno.
Forse solo una frase senza senso.
Ognuno con le proprie esperienze...positive, sotto alcuni aspetti... che poi ci hanno deluso, divenendo immagini negative... traditi dalla nostra stessa realtà è la cosa peggiore che possa accadere... ed ecco che tutto cambia ancora una volta: dobbiamo frenarci, ricaricarci delle energie che ci sono state sottratte e, cosa strana, dobbiamo cambiare noi stessi perché abbiamo perso la fiducia in ogni cosa e persona che ce la doveva invece garantire.

Ed ora, ora che sto preparando il mio bagaglio per una nuova partenza, non so minimamente cosa pensare.
So esattamente dove vado... ma non so assolutamente cosa... anzi, inutile mentire... non so chi lascio qui...Partire così, è talmente sciocco e doloroso eppure indispensabile... ma non riesco più a sentirlo, viverlo, come "viaggio"..."

Parole che mi appartengono. Ricordi che divengono parte dell'ambiente in cui trascorro le giornate cercando di non pensare al domani. Ieri e domani sono uguali. Assolutamente identici, realizzo uno con il vissuto dell'altro.
Si trattava di una lettera. Una lettera per ricordarti.
Eri tu ad asciugare le mie lacrime, ora ricordo. Come tuo è il profumo che posso sentire nei giorni più caldi, si confonde con i fiori e la fragranza del grano al sole, ma sono certo che è il tuo. L'immagine delle distese di fiori, che si protraggono all'orizzonte, ogni qual volta le mie mani tremanti spostavano i tuoi capelli, arricciandoli dietro l'orecchio al vento leggero d'estate e mi appoggiavo con gli occhi gonfi alla tua spalla. Si tratta di un ricordo vivo. Pulsante. Ma non ha un tempo. Ieri e domani sono uguali. E oggi è solo un momento di passaggio. Ti è sempre piaciuto asciugare le mie lacrime.

Piego in quattro parti il foglio, lo stringo tra le mani ed esco di corsa dalla stanza. Mi sento soffocare. Respiro a fatica. Raggiungo la porta d'entrata e con un movimento impacciato sono sulle scale. É il rumore della serratura che mi sveglia. Lo sferragliare delle chiavi. Devo, voglio rientrare. Qualcosa è sfuggito agli occhi, un particolare insignificante.

Nessun commento: