giovedì 12 luglio 2007

Eccoti...pt. 14

Dietro la porta un respiro.
Un silenzio inequivocabile.
Unico.
Come le ombre tra cui stai. Ti circondano elegantemente donandoti una bellezza senza pari.
É da molto che sei qui?
Mi fissi con i tuoi occhi, come a dire sì, certo che sì. Ammiro quegli occhi in cui amo perdermi, mi posso specchiare in quelle piccole fessure luminose come un sole che si riflette sul lago. Sei lì, immobile, nella tua bellezza, nei capelli lunghissimi, nel viso che conosco appena pur accarezzandolo da sempre. Avvicinandoti, le ombre si stirano, piegandosi su se stesse, poi tornano ubbidienti ai tuoi piedi.
Mi baci. Come sempre sulla fronte. Come sempre con passione.
Come sempre sussurri le tue parole.
Come sempre sempre sempre.
E come sempre, poi, mi lasci solo.
Solo.

Un rientro...pt. 13

Ritornano i giorni di solitudine. Solitudine intensa. Non si tratta di chiudere porte, finestre ed evitare di parlare.
Solitudine è al centro della folla. Solitudine sono i pensieri che ci abbandonano. Solitudine è non sentire la propria voce. Quando le persone, gli oggetti, i mobili, gli spazi divengono ostili, perdono la propria familiarità e non ci offrono protezione, siamo soli. Neppure con noi stessi.
La musica è muta. Aprire un libro dopo l'altro e scoprire che le parole ci sono estranee è solitudine.
Non tento neppure di reagire, scrollo le spalle perché è inutile combattere cioè che si desidera ardentemente. Ed è così. Ogni notte. Tra incubi ed illusioni le mani si stringono forte a me stesso. Sempre più forte. Graffiando e lacerando ogni natura umana, prego. Mentre tutti i muscoli si tendono, vibrano, desidero il silenzio, l'immobilità.
I rumori aumentano, crescono d'intensità, fuggono dai miei incubi e travolgono la realtà che mi circonda.
Ed è così. Ogni notte. Tra incubi ed illusioni.
Un foglio cade a terra, spero sia solo carta senza significato oltre che senza vita.
Ma si tratta di parole che mi appartengono:

"...il tempo è tornato a scorrere lentissimo eppure gli attimi trascorsi con te sembrano tanto lontani quanto sono vicini.
Una serata favolosa; ecco come la descrivo a chiunque mi chieda com'è andata, non posso certo mentire... serate così non ne ho mai trascorse, e non ho nemmeno dovuto scriverla su un diario, un quaderno o qualsiasi foglio di carta reale o digitale per ricordarla; sarebbe stato inutile. Le luci, i colori, le sensazioni, i profumi e le lacrime non si possono minimamente intrappolare in luoghi dove i confini sono limitati dalla materialità.
Ma qui, dove ora custodisco questo ricordo, tutto è diverso, è un luogo speciale, nulla devo cercare, ogni istante riaffiora come piccoli frammenti di vetro in cui mi posso specchiare. Mi lascio trasportare in quel viaggio che è la conoscenza e mi ritrovo in lacrime rivivendo ogni passo al tuo fianco, il braccio infilato sotto il mio mentre ti stringo forte la mano: non ti lascio fuggire e ti proteggo da ogni cosa che minaccia il tuo sorriso. Il suono dei passi, i profumi che ci inseguono, le auto, i chiacchiericci, le persone, le stelle, il cielo, le nostre ombre unite ed abbracciate come noi. E poi parlare. E ridere. Scherzare e giocare tra noi con noi.
Non mi importa se devo cancellare i ricordi di una vita intera, quella serata, questa serata è stata importante.
Il tempo passa, cancella e trasforma ogni cosa, alcune restano uguali, altre migliorano nettamente, altre aspettano solo il momento opportuno.
Forse solo una frase senza senso.
Ognuno con le proprie esperienze...positive, sotto alcuni aspetti... che poi ci hanno deluso, divenendo immagini negative... traditi dalla nostra stessa realtà è la cosa peggiore che possa accadere... ed ecco che tutto cambia ancora una volta: dobbiamo frenarci, ricaricarci delle energie che ci sono state sottratte e, cosa strana, dobbiamo cambiare noi stessi perché abbiamo perso la fiducia in ogni cosa e persona che ce la doveva invece garantire.

Ed ora, ora che sto preparando il mio bagaglio per una nuova partenza, non so minimamente cosa pensare.
So esattamente dove vado... ma non so assolutamente cosa... anzi, inutile mentire... non so chi lascio qui...Partire così, è talmente sciocco e doloroso eppure indispensabile... ma non riesco più a sentirlo, viverlo, come "viaggio"..."

Parole che mi appartengono. Ricordi che divengono parte dell'ambiente in cui trascorro le giornate cercando di non pensare al domani. Ieri e domani sono uguali. Assolutamente identici, realizzo uno con il vissuto dell'altro.
Si trattava di una lettera. Una lettera per ricordarti.
Eri tu ad asciugare le mie lacrime, ora ricordo. Come tuo è il profumo che posso sentire nei giorni più caldi, si confonde con i fiori e la fragranza del grano al sole, ma sono certo che è il tuo. L'immagine delle distese di fiori, che si protraggono all'orizzonte, ogni qual volta le mie mani tremanti spostavano i tuoi capelli, arricciandoli dietro l'orecchio al vento leggero d'estate e mi appoggiavo con gli occhi gonfi alla tua spalla. Si tratta di un ricordo vivo. Pulsante. Ma non ha un tempo. Ieri e domani sono uguali. E oggi è solo un momento di passaggio. Ti è sempre piaciuto asciugare le mie lacrime.

Piego in quattro parti il foglio, lo stringo tra le mani ed esco di corsa dalla stanza. Mi sento soffocare. Respiro a fatica. Raggiungo la porta d'entrata e con un movimento impacciato sono sulle scale. É il rumore della serratura che mi sveglia. Lo sferragliare delle chiavi. Devo, voglio rientrare. Qualcosa è sfuggito agli occhi, un particolare insignificante.

E sono il vento... molto lontano...pt.12

É l'ora di punta, cerco di allungare il passo per evitare un crescente caos di persone che ritornano alle proprie vite di perfetta precisa precisione. Ma il tempo cambia le carte in tavola. L'aria è carica di pioggia e il sole diviene pallido. Sollevo il volto, i capelli si muovono come onde del mare che si infrangono sulla chiglia di una nave. L'autunno si appropria di una giornata di primavera condividendo la propria tristezza con noi. Solo chi non capisce fugge alla ricerca di un riparo. Non cerchiamo riparo dalla pioggia ma dalla malinconia che ci assale. Non vogliamo mai restare soli con noi stessi. Preferiamo la sicurezza effimera che ci offrono falsi sorrisi tra persone sconosciute, sotto un balcone o una capote di un negozio, in attesa che l'imprevisto passi. Così la vita riprende senza intoppi nella propria perfetta precisa precisione.
Mi scontro con qualcuno che non perde certo tempo a scusarsi. Alla stregua della pioggia sono un imprevisto, un ostacolo sul percorso. Non mi curo della sciocchezza e mi lascio andare come alla deriva trasportato dal vento.
L'immobilità nella totale mobilità. Fermo a contemplare il fiume che si ingrossa e grida più forte tra i pilastri in cemento. La vista si perde all'orizzonte, tra gli argini alberati e le nubi più scure.
Lontani la ferrovia ed il treno che attraversa indifferente il paesaggio autunnale. Lontani i miei pensieri.
Ora sono la pioggia che cade incessante sul mio corpo.

E sono il vento.

Ma la mia mano si ferma sul freddo metallo della ferrovia.

Non sono più nulla.
Non posso più scorgere la mia figura sul ponte.
Molto lontano da dove mi trovavo.
Solo un battito di ciglia per raggiungere l'orizzonte.