Dietro la porta un respiro.
Un silenzio inequivocabile.
Unico.
Come le ombre tra cui stai. Ti circondano elegantemente donandoti una bellezza senza pari.
É da molto che sei qui?
Mi fissi con i tuoi occhi, come a dire sì, certo che sì. Ammiro quegli occhi in cui amo perdermi, mi posso specchiare in quelle piccole fessure luminose come un sole che si riflette sul lago. Sei lì, immobile, nella tua bellezza, nei capelli lunghissimi, nel viso che conosco appena pur accarezzandolo da sempre. Avvicinandoti, le ombre si stirano, piegandosi su se stesse, poi tornano ubbidienti ai tuoi piedi.
Mi baci. Come sempre sulla fronte. Come sempre con passione.
Come sempre sussurri le tue parole.
Come sempre sempre sempre.
E come sempre, poi, mi lasci solo.
Solo.
giovedì 12 luglio 2007
Un rientro...pt. 13
Ritornano i giorni di solitudine. Solitudine intensa. Non si tratta di chiudere porte, finestre ed evitare di parlare.
Solitudine è al centro della folla. Solitudine sono i pensieri che ci abbandonano. Solitudine è non sentire la propria voce. Quando le persone, gli oggetti, i mobili, gli spazi divengono ostili, perdono la propria familiarità e non ci offrono protezione, siamo soli. Neppure con noi stessi.
La musica è muta. Aprire un libro dopo l'altro e scoprire che le parole ci sono estranee è solitudine.
Non tento neppure di reagire, scrollo le spalle perché è inutile combattere cioè che si desidera ardentemente. Ed è così. Ogni notte. Tra incubi ed illusioni le mani si stringono forte a me stesso. Sempre più forte. Graffiando e lacerando ogni natura umana, prego. Mentre tutti i muscoli si tendono, vibrano, desidero il silenzio, l'immobilità.
I rumori aumentano, crescono d'intensità, fuggono dai miei incubi e travolgono la realtà che mi circonda.
Ed è così. Ogni notte. Tra incubi ed illusioni.
Un foglio cade a terra, spero sia solo carta senza significato oltre che senza vita.
Ma si tratta di parole che mi appartengono:
"...il tempo è tornato a scorrere lentissimo eppure gli attimi trascorsi con te sembrano tanto lontani quanto sono vicini.
Una serata favolosa; ecco come la descrivo a chiunque mi chieda com'è andata, non posso certo mentire... serate così non ne ho mai trascorse, e non ho nemmeno dovuto scriverla su un diario, un quaderno o qualsiasi foglio di carta reale o digitale per ricordarla; sarebbe stato inutile. Le luci, i colori, le sensazioni, i profumi e le lacrime non si possono minimamente intrappolare in luoghi dove i confini sono limitati dalla materialità.
Ma qui, dove ora custodisco questo ricordo, tutto è diverso, è un luogo speciale, nulla devo cercare, ogni istante riaffiora come piccoli frammenti di vetro in cui mi posso specchiare. Mi lascio trasportare in quel viaggio che è la conoscenza e mi ritrovo in lacrime rivivendo ogni passo al tuo fianco, il braccio infilato sotto il mio mentre ti stringo forte la mano: non ti lascio fuggire e ti proteggo da ogni cosa che minaccia il tuo sorriso. Il suono dei passi, i profumi che ci inseguono, le auto, i chiacchiericci, le persone, le stelle, il cielo, le nostre ombre unite ed abbracciate come noi. E poi parlare. E ridere. Scherzare e giocare tra noi con noi.
Non mi importa se devo cancellare i ricordi di una vita intera, quella serata, questa serata è stata importante.
Il tempo passa, cancella e trasforma ogni cosa, alcune restano uguali, altre migliorano nettamente, altre aspettano solo il momento opportuno.
Forse solo una frase senza senso.
Ognuno con le proprie esperienze...positive, sotto alcuni aspetti... che poi ci hanno deluso, divenendo immagini negative... traditi dalla nostra stessa realtà è la cosa peggiore che possa accadere... ed ecco che tutto cambia ancora una volta: dobbiamo frenarci, ricaricarci delle energie che ci sono state sottratte e, cosa strana, dobbiamo cambiare noi stessi perché abbiamo perso la fiducia in ogni cosa e persona che ce la doveva invece garantire.
Ed ora, ora che sto preparando il mio bagaglio per una nuova partenza, non so minimamente cosa pensare.
So esattamente dove vado... ma non so assolutamente cosa... anzi, inutile mentire... non so chi lascio qui...Partire così, è talmente sciocco e doloroso eppure indispensabile... ma non riesco più a sentirlo, viverlo, come "viaggio"..."
Parole che mi appartengono. Ricordi che divengono parte dell'ambiente in cui trascorro le giornate cercando di non pensare al domani. Ieri e domani sono uguali. Assolutamente identici, realizzo uno con il vissuto dell'altro.
Si trattava di una lettera. Una lettera per ricordarti.
Eri tu ad asciugare le mie lacrime, ora ricordo. Come tuo è il profumo che posso sentire nei giorni più caldi, si confonde con i fiori e la fragranza del grano al sole, ma sono certo che è il tuo. L'immagine delle distese di fiori, che si protraggono all'orizzonte, ogni qual volta le mie mani tremanti spostavano i tuoi capelli, arricciandoli dietro l'orecchio al vento leggero d'estate e mi appoggiavo con gli occhi gonfi alla tua spalla. Si tratta di un ricordo vivo. Pulsante. Ma non ha un tempo. Ieri e domani sono uguali. E oggi è solo un momento di passaggio. Ti è sempre piaciuto asciugare le mie lacrime.
Piego in quattro parti il foglio, lo stringo tra le mani ed esco di corsa dalla stanza. Mi sento soffocare. Respiro a fatica. Raggiungo la porta d'entrata e con un movimento impacciato sono sulle scale. É il rumore della serratura che mi sveglia. Lo sferragliare delle chiavi. Devo, voglio rientrare. Qualcosa è sfuggito agli occhi, un particolare insignificante.
Solitudine è al centro della folla. Solitudine sono i pensieri che ci abbandonano. Solitudine è non sentire la propria voce. Quando le persone, gli oggetti, i mobili, gli spazi divengono ostili, perdono la propria familiarità e non ci offrono protezione, siamo soli. Neppure con noi stessi.
La musica è muta. Aprire un libro dopo l'altro e scoprire che le parole ci sono estranee è solitudine.
Non tento neppure di reagire, scrollo le spalle perché è inutile combattere cioè che si desidera ardentemente. Ed è così. Ogni notte. Tra incubi ed illusioni le mani si stringono forte a me stesso. Sempre più forte. Graffiando e lacerando ogni natura umana, prego. Mentre tutti i muscoli si tendono, vibrano, desidero il silenzio, l'immobilità.
I rumori aumentano, crescono d'intensità, fuggono dai miei incubi e travolgono la realtà che mi circonda.
Ed è così. Ogni notte. Tra incubi ed illusioni.
Un foglio cade a terra, spero sia solo carta senza significato oltre che senza vita.
Ma si tratta di parole che mi appartengono:
"...il tempo è tornato a scorrere lentissimo eppure gli attimi trascorsi con te sembrano tanto lontani quanto sono vicini.
Una serata favolosa; ecco come la descrivo a chiunque mi chieda com'è andata, non posso certo mentire... serate così non ne ho mai trascorse, e non ho nemmeno dovuto scriverla su un diario, un quaderno o qualsiasi foglio di carta reale o digitale per ricordarla; sarebbe stato inutile. Le luci, i colori, le sensazioni, i profumi e le lacrime non si possono minimamente intrappolare in luoghi dove i confini sono limitati dalla materialità.
Ma qui, dove ora custodisco questo ricordo, tutto è diverso, è un luogo speciale, nulla devo cercare, ogni istante riaffiora come piccoli frammenti di vetro in cui mi posso specchiare. Mi lascio trasportare in quel viaggio che è la conoscenza e mi ritrovo in lacrime rivivendo ogni passo al tuo fianco, il braccio infilato sotto il mio mentre ti stringo forte la mano: non ti lascio fuggire e ti proteggo da ogni cosa che minaccia il tuo sorriso. Il suono dei passi, i profumi che ci inseguono, le auto, i chiacchiericci, le persone, le stelle, il cielo, le nostre ombre unite ed abbracciate come noi. E poi parlare. E ridere. Scherzare e giocare tra noi con noi.
Non mi importa se devo cancellare i ricordi di una vita intera, quella serata, questa serata è stata importante.
Il tempo passa, cancella e trasforma ogni cosa, alcune restano uguali, altre migliorano nettamente, altre aspettano solo il momento opportuno.
Forse solo una frase senza senso.
Ognuno con le proprie esperienze...positive, sotto alcuni aspetti... che poi ci hanno deluso, divenendo immagini negative... traditi dalla nostra stessa realtà è la cosa peggiore che possa accadere... ed ecco che tutto cambia ancora una volta: dobbiamo frenarci, ricaricarci delle energie che ci sono state sottratte e, cosa strana, dobbiamo cambiare noi stessi perché abbiamo perso la fiducia in ogni cosa e persona che ce la doveva invece garantire.
Ed ora, ora che sto preparando il mio bagaglio per una nuova partenza, non so minimamente cosa pensare.
So esattamente dove vado... ma non so assolutamente cosa... anzi, inutile mentire... non so chi lascio qui...Partire così, è talmente sciocco e doloroso eppure indispensabile... ma non riesco più a sentirlo, viverlo, come "viaggio"..."
Parole che mi appartengono. Ricordi che divengono parte dell'ambiente in cui trascorro le giornate cercando di non pensare al domani. Ieri e domani sono uguali. Assolutamente identici, realizzo uno con il vissuto dell'altro.
Si trattava di una lettera. Una lettera per ricordarti.
Eri tu ad asciugare le mie lacrime, ora ricordo. Come tuo è il profumo che posso sentire nei giorni più caldi, si confonde con i fiori e la fragranza del grano al sole, ma sono certo che è il tuo. L'immagine delle distese di fiori, che si protraggono all'orizzonte, ogni qual volta le mie mani tremanti spostavano i tuoi capelli, arricciandoli dietro l'orecchio al vento leggero d'estate e mi appoggiavo con gli occhi gonfi alla tua spalla. Si tratta di un ricordo vivo. Pulsante. Ma non ha un tempo. Ieri e domani sono uguali. E oggi è solo un momento di passaggio. Ti è sempre piaciuto asciugare le mie lacrime.
Piego in quattro parti il foglio, lo stringo tra le mani ed esco di corsa dalla stanza. Mi sento soffocare. Respiro a fatica. Raggiungo la porta d'entrata e con un movimento impacciato sono sulle scale. É il rumore della serratura che mi sveglia. Lo sferragliare delle chiavi. Devo, voglio rientrare. Qualcosa è sfuggito agli occhi, un particolare insignificante.
E sono il vento... molto lontano...pt.12
É l'ora di punta, cerco di allungare il passo per evitare un crescente caos di persone che ritornano alle proprie vite di perfetta precisa precisione. Ma il tempo cambia le carte in tavola. L'aria è carica di pioggia e il sole diviene pallido. Sollevo il volto, i capelli si muovono come onde del mare che si infrangono sulla chiglia di una nave. L'autunno si appropria di una giornata di primavera condividendo la propria tristezza con noi. Solo chi non capisce fugge alla ricerca di un riparo. Non cerchiamo riparo dalla pioggia ma dalla malinconia che ci assale. Non vogliamo mai restare soli con noi stessi. Preferiamo la sicurezza effimera che ci offrono falsi sorrisi tra persone sconosciute, sotto un balcone o una capote di un negozio, in attesa che l'imprevisto passi. Così la vita riprende senza intoppi nella propria perfetta precisa precisione.
Mi scontro con qualcuno che non perde certo tempo a scusarsi. Alla stregua della pioggia sono un imprevisto, un ostacolo sul percorso. Non mi curo della sciocchezza e mi lascio andare come alla deriva trasportato dal vento.
L'immobilità nella totale mobilità. Fermo a contemplare il fiume che si ingrossa e grida più forte tra i pilastri in cemento. La vista si perde all'orizzonte, tra gli argini alberati e le nubi più scure.
Lontani la ferrovia ed il treno che attraversa indifferente il paesaggio autunnale. Lontani i miei pensieri.
Ora sono la pioggia che cade incessante sul mio corpo.
E sono il vento.
Ma la mia mano si ferma sul freddo metallo della ferrovia.
Non sono più nulla.
Non posso più scorgere la mia figura sul ponte.
Molto lontano da dove mi trovavo.
Solo un battito di ciglia per raggiungere l'orizzonte.
Mi scontro con qualcuno che non perde certo tempo a scusarsi. Alla stregua della pioggia sono un imprevisto, un ostacolo sul percorso. Non mi curo della sciocchezza e mi lascio andare come alla deriva trasportato dal vento.
L'immobilità nella totale mobilità. Fermo a contemplare il fiume che si ingrossa e grida più forte tra i pilastri in cemento. La vista si perde all'orizzonte, tra gli argini alberati e le nubi più scure.
Lontani la ferrovia ed il treno che attraversa indifferente il paesaggio autunnale. Lontani i miei pensieri.
Ora sono la pioggia che cade incessante sul mio corpo.
E sono il vento.
Ma la mia mano si ferma sul freddo metallo della ferrovia.
Non sono più nulla.
Non posso più scorgere la mia figura sul ponte.
Molto lontano da dove mi trovavo.
Solo un battito di ciglia per raggiungere l'orizzonte.
L'istante perduto... pt.11
"...innanzi casa posso ancora sentire il tuo profumo.
Profumo.
Ricordo.
Ricordo lontano.
Freddo.
Sfocato.
Inesistente..."
I suoni, le voci che arrivano confuse trasportate dal vento mi raccontano e descrivono il mercato al di là del ponte. La giornata è soleggiata e la brezza che scompiglia i capelli non fa che rendere più piacevole la passeggiata. Cammino lentamente ascoltando il gran movimento tra i banchi del mercato. Grida, chiacchiericci, musica e pianti. Tutto ingarbugliato si trasforma in un sussurro, un rumore di vita indistinto. Sono l'unico a camminare con il viso rivolto al cielo. Alcuni giorni scelgo vie meno trafficate e da un angolo, tra vecchi palazzi, posso ammirare i colori che irrompono nel grigio della piazza.
Il sole mi abbaglia quando il vento smuove dalla propria immobilità i rami del salice. Un salice piangente mi fa sentire meno solo. La schiena appoggiata al marmo di una panchina che da anni ascolta le mie storie e con la sua forza mi sostiene, le braccia abbandonate verso il terreno, tra la vita e la morte, in un limbo tra terra e cielo in cui devo scegliere tra dannazione o redenzione.
Ma non ha senso.
Non hanno un senso queste parole, non un senso umanamente concepibile e percepibile.
La salvezza tra le tue mani. Delle dita che seguiranno la linea del mio viso soffermandosi sugli occhi. Una parola sussurrata all'orecchio.
La dannazione delle eterne lacrime che seguiranno ogni istante di gioia. La dannazione del dubbio, del rimorso. La dannazione dell' istante perduto e del ricordo ricorrente.
I ricordi sono innanzitutto immagini e sensazioni, prima ancora che pensieri. Prima di divenire parole o scritti, i ricordi vivono nell'immagine, nell'occhio che si sofferma ad un ombra, ad un luccichio. Per questo non li possiamo cancellare.
Cancellare un ricordo significherebbe dover cancellare il mondo che ci circonda.
Completamente.
Profumo.
Ricordo.
Ricordo lontano.
Freddo.
Sfocato.
Inesistente..."
I suoni, le voci che arrivano confuse trasportate dal vento mi raccontano e descrivono il mercato al di là del ponte. La giornata è soleggiata e la brezza che scompiglia i capelli non fa che rendere più piacevole la passeggiata. Cammino lentamente ascoltando il gran movimento tra i banchi del mercato. Grida, chiacchiericci, musica e pianti. Tutto ingarbugliato si trasforma in un sussurro, un rumore di vita indistinto. Sono l'unico a camminare con il viso rivolto al cielo. Alcuni giorni scelgo vie meno trafficate e da un angolo, tra vecchi palazzi, posso ammirare i colori che irrompono nel grigio della piazza.
Il sole mi abbaglia quando il vento smuove dalla propria immobilità i rami del salice. Un salice piangente mi fa sentire meno solo. La schiena appoggiata al marmo di una panchina che da anni ascolta le mie storie e con la sua forza mi sostiene, le braccia abbandonate verso il terreno, tra la vita e la morte, in un limbo tra terra e cielo in cui devo scegliere tra dannazione o redenzione.
Ma non ha senso.
Non hanno un senso queste parole, non un senso umanamente concepibile e percepibile.
La salvezza tra le tue mani. Delle dita che seguiranno la linea del mio viso soffermandosi sugli occhi. Una parola sussurrata all'orecchio.
La dannazione delle eterne lacrime che seguiranno ogni istante di gioia. La dannazione del dubbio, del rimorso. La dannazione dell' istante perduto e del ricordo ricorrente.
I ricordi sono innanzitutto immagini e sensazioni, prima ancora che pensieri. Prima di divenire parole o scritti, i ricordi vivono nell'immagine, nell'occhio che si sofferma ad un ombra, ad un luccichio. Per questo non li possiamo cancellare.
Cancellare un ricordo significherebbe dover cancellare il mondo che ci circonda.
Completamente.
asciuga le mie lacrime...pt.10
Quando mi sento chiamare il disagio assale ogni mio desiderio di razionalità. Chi ci chiama, lo fa solo per portarci nella propria realtà. Io non voglio. Mi rifiuto con ogni forza. Voglio continuare a sognare. Aprire gli occhi significa adattarsi. Accettare un nuovo sogno o incubo.
Nuovo sogno o incubo.
I passi risuonano in echi lontani tra le scale e le ampie sale. Le molte luci ai neon, ormai ingiallite dal tempo, confondono la mia ombra che diviene appena percettibile. Proseguo da solo per alcuni corridoi prima di fermarmi e voltarmi in segno di risposta. Sì. No. Sto solo cercando l'uscita. Sono le risposte monosillabiche come spiegazione del mio vagare ad un uomo sulla cinquantina che mi segue a dieci passi di distanza. Nel totale silenzio si percepisce il tetro ronzio dell'ascensore che si avvicina. Vedo le porte aprirsi nel momento in cui svolto per la stretta tromba delle scale. Undici scalini. Pianerottolo. Dodici scalini. Pianerottolo. Uscita. Ma chiusa. A quest'ora non si accettano visitatori. Mi accascio in un angolo in lacrime. Piango senza motivo stringendo la testa tra le braccia. Forse solo per unirmi alle lacrime di sofferenza che mai si asciugano tra queste pareti.
Una mano mi sfiora i capelli mentre me ne sto chiuso in me stesso con le mani a coprire il volto. Mi chiedi perché sto a piangere su questa vecchia panchina del parco dove le foglie secche tendono a creare un manto di scura tristezza tra i raggi del sole. Sorridi e mi tendi la mano amichevolmente. Ti è sempre piaciuto asciugare le mie lacrime.
Nuovo sogno o incubo.
I passi risuonano in echi lontani tra le scale e le ampie sale. Le molte luci ai neon, ormai ingiallite dal tempo, confondono la mia ombra che diviene appena percettibile. Proseguo da solo per alcuni corridoi prima di fermarmi e voltarmi in segno di risposta. Sì. No. Sto solo cercando l'uscita. Sono le risposte monosillabiche come spiegazione del mio vagare ad un uomo sulla cinquantina che mi segue a dieci passi di distanza. Nel totale silenzio si percepisce il tetro ronzio dell'ascensore che si avvicina. Vedo le porte aprirsi nel momento in cui svolto per la stretta tromba delle scale. Undici scalini. Pianerottolo. Dodici scalini. Pianerottolo. Uscita. Ma chiusa. A quest'ora non si accettano visitatori. Mi accascio in un angolo in lacrime. Piango senza motivo stringendo la testa tra le braccia. Forse solo per unirmi alle lacrime di sofferenza che mai si asciugano tra queste pareti.
Una mano mi sfiora i capelli mentre me ne sto chiuso in me stesso con le mani a coprire il volto. Mi chiedi perché sto a piangere su questa vecchia panchina del parco dove le foglie secche tendono a creare un manto di scura tristezza tra i raggi del sole. Sorridi e mi tendi la mano amichevolmente. Ti è sempre piaciuto asciugare le mie lacrime.
Fuggire... pt.9
Da alcuni giorni sto rintanato nella mia solitudine. Rifuggo ogni contatto. Il telefono mi innervosisce. Le deludenti persone da cui sono circondato mi rendono ancora più violento verso me stesso: non riesco a contrastare i pensieri con cui mi travolgono giornalmente e ad ogni risveglio mi ritrovo sanguinante da ferite che non ricordo minimamente di essermi procurato.
I miei sogni sono di grida, rumori assordanti, solitudine e nessuna via di fuga. Ogni notte. Ma non solo. Ogni qual volta che i miei occhi si chiudono. La penombra si approssima e mi ritrovo in trappola nella mia casa, nella mia camera, nel mio spazio, nella mia mente.
..."Lentamente mi avvicino alla finestra, posso ancora sentire i graffi ormai consunti sui mattoni che la oscurano. La rabbia di voler tagliare l'esterno fermando la vista. Quante volte ho chiuso gli occhi tendendo l'orecchio verso suoni inesistenti e ricostruendo il mondo che non esiste più."...
I miei sogni sono di grida, rumori assordanti, solitudine e nessuna via di fuga. Ogni notte. Ma non solo. Ogni qual volta che i miei occhi si chiudono. La penombra si approssima e mi ritrovo in trappola nella mia casa, nella mia camera, nel mio spazio, nella mia mente.
..."Lentamente mi avvicino alla finestra, posso ancora sentire i graffi ormai consunti sui mattoni che la oscurano. La rabbia di voler tagliare l'esterno fermando la vista. Quante volte ho chiuso gli occhi tendendo l'orecchio verso suoni inesistenti e ricostruendo il mondo che non esiste più."...
Stai leggendo o scrivendo? pt.8
Sento dei passi. Qualcuno vicino.
Riapro gli occhi e sono a letto. Ho paura. Non distolgo lo sguardo dalla parete di fronte. Quale immagine di vita mi attende?
Uso le mani per esplorare lo spazio che mi circonda. Riconosco il comodino, la radio quasi sul bordo, la lampada. Sono a casa.
Non serve fare mente locale per capire che qualcosa non va. Tutti gli ultimi avvenimenti. Quanto tempo è trascorso? Nella mia mente solo pochi istanti, ma forse giorni per chi mi sta attorno.
Chiudo il libro che si trova a terra e metto un foglio, preso a caso dal comodino, tra le pagine usurate dal tempo. Mi sono addormentato leggendo. Quindi ho sognato.
Avvenimenti che non mi appartengono. Sogno ricordi che si rivelano essere altri sogni.
La tazza del tè ancora sulla mensola dalla notte trascorsa. Freddo, ma lo bevo in un sorso.
Impaziente mi aspettava la vita. Il vento frizzante del mattino si porta via ogni cosa. Ascolto sul davanzale vite altrui, mentre la mia sta nel fondo di un cassetto a sbiadire.
Sbatto le mani sul tavolo e graffio i fogli scritti. Si accartocciano tra le mani, si lacerano. Ma non sanguinano di dolore. Con un solo colpo spazzo via ogni cosa. Decine di pagine si alzano a formare un turbine di carta ed io immobile spettatore, in lacrime, vedo le foglie d'autunno.
Cosa si nasconde tra queste righe scritte impulsivamente su fogli non più grandi di una mano? Perché non ricordo questi fatti? Quale sciocco motivo mi spinge a cercare istanti dimenticati?
Sono stanco di leggere. Avevo ragione a voler cestinare questi fogli scarabocchiati. Non c'è nessuna vita vissuta o da vivere.
Poi ci ripenso. Stanco di leggere. Leggere cosa?
Riapro gli occhi e sono a letto. Ho paura. Non distolgo lo sguardo dalla parete di fronte. Quale immagine di vita mi attende?
Uso le mani per esplorare lo spazio che mi circonda. Riconosco il comodino, la radio quasi sul bordo, la lampada. Sono a casa.
Non serve fare mente locale per capire che qualcosa non va. Tutti gli ultimi avvenimenti. Quanto tempo è trascorso? Nella mia mente solo pochi istanti, ma forse giorni per chi mi sta attorno.
Chiudo il libro che si trova a terra e metto un foglio, preso a caso dal comodino, tra le pagine usurate dal tempo. Mi sono addormentato leggendo. Quindi ho sognato.
Avvenimenti che non mi appartengono. Sogno ricordi che si rivelano essere altri sogni.
La tazza del tè ancora sulla mensola dalla notte trascorsa. Freddo, ma lo bevo in un sorso.
Impaziente mi aspettava la vita. Il vento frizzante del mattino si porta via ogni cosa. Ascolto sul davanzale vite altrui, mentre la mia sta nel fondo di un cassetto a sbiadire.
Sbatto le mani sul tavolo e graffio i fogli scritti. Si accartocciano tra le mani, si lacerano. Ma non sanguinano di dolore. Con un solo colpo spazzo via ogni cosa. Decine di pagine si alzano a formare un turbine di carta ed io immobile spettatore, in lacrime, vedo le foglie d'autunno.
Cosa si nasconde tra queste righe scritte impulsivamente su fogli non più grandi di una mano? Perché non ricordo questi fatti? Quale sciocco motivo mi spinge a cercare istanti dimenticati?
Sono stanco di leggere. Avevo ragione a voler cestinare questi fogli scarabocchiati. Non c'è nessuna vita vissuta o da vivere.
Poi ci ripenso. Stanco di leggere. Leggere cosa?
attimi che non ritorneranno... pt.7
Non sta nevicando. E tu? Chi sei? Perché ti sto cercando? Non ricordo assolutamente nulla di te. Non ti ho mai conosciuta. Non sono neppure in grado di descrivere il tuo viso. Chi sto rincorrendo? Porto il volto al cielo chiudendo gli occhi e girando su me stesso lascio che neve e pioggia si confondano in una danza onirica. Voglio dirigere questo ballo, ma troppo debole cado a terra. L' asfalto mi ferisce e accoglie insensibile la mia disperazione. Senza cuore confonde le mie lacrime e le lascia fluire lontano.
Ho perso la voglia di rialzarmi, so che ad ogni passo penserei a te mentre pochi istanti fa camminavi al mio fianco, e sarebbero solo sogni.
E torna il silenzio.
Silenzio interrotto dai singhiozzi del mio pianto.
Poi il buio, totale, assoluto.
Non esiste più nulla a cui mi possa aggrappare.
Ho perso la voglia di rialzarmi, so che ad ogni passo penserei a te mentre pochi istanti fa camminavi al mio fianco, e sarebbero solo sogni.
E torna il silenzio.
Silenzio interrotto dai singhiozzi del mio pianto.
Poi il buio, totale, assoluto.
Non esiste più nulla a cui mi possa aggrappare.
ogni impronta è una vita che non conosco... pt.6
Solo, ma non importa del vento che rallenta il mio passo, vedo le orme di passanti e le seguo istintivamente, il mio pensiero viene a te, dove ti ho lasciata andare? Posso tornare indietro e cercarti, ma dove? Ti ho già accompagnata a casa, sicuramente. Anche se non vedo oltre questa neve. Neve che rimarrà nei ricordi per sempre.
Questi istanti rivedrò, ad ogni giorno d'inverno?
Casa. Casa. Casa... Lo ripeto all'infinito mentre rallento sempre più la marcia.
La mente torna a quell'ombra che sembrava volermi colpire. La vedo in continuazione, si fissa nella mia testa. Quel buio che avverto tutto intorno. Ed un senso di ansia cresce al ritmo delle gocce di pioggia. Sempre più insistenti. Sempre più rumore. Insopportabile.
Grido con tanta forza che l'aria fugge dai polmoni, il suono si ritrae e scompare...
Questi istanti rivedrò, ad ogni giorno d'inverno?
Casa. Casa. Casa... Lo ripeto all'infinito mentre rallento sempre più la marcia.
La mente torna a quell'ombra che sembrava volermi colpire. La vedo in continuazione, si fissa nella mia testa. Quel buio che avverto tutto intorno. Ed un senso di ansia cresce al ritmo delle gocce di pioggia. Sempre più insistenti. Sempre più rumore. Insopportabile.
Grido con tanta forza che l'aria fugge dai polmoni, il suono si ritrae e scompare...
Solo uno dei tanti che negli anni passerà di qui... pt.5
Mi sento spaesato tra tutte queste persone, non sono a mio agio in questa confusione di chiacchiere, grida... chi canta, chi suona, chi se ne sta in disparte a fumare una sigaretta prima di riprendere le lezioni pomeridiane.
Aspetto seduto sul tavolo appoggiato al termosifone, appena all'interno del salone d'entrata. In molti passando mi osservano: sono solo uno dei tanti che negli anni starà seduto qui. Alcuni mi fanno un cenno con la mano, altri solo con la testa, mi illudo di conoscere tutti. Ancora un ora, prima di partire per casa. Il viso rivolto all'esterno, mi vedo tra qualche anno viaggiare in giornate malinconiche come questa, dove il sole appare per un istante tra una nube e l'altra. Ogni qualvolta qualcuno apre la porta il vento spinge all'interno del salone foglie secche fuggite dagli alberi. Nessuno le nota, nessuno sembra interessato alle stagioni che trascorrono all'esterno dell'edificio.
Decido di uscire, sono rimasto solo.
Solo.
Perchè è un illusione sperare che chi ora è al mio fianco, gli amici con cui ho condiviso gli anni, si ricordi di me non appena anche l'ultima porta verrà chiusa.
Giornata cupa. Cammino lentamente verso la stazione e cade qualche goccia di pioggia. Arrivo quando il cielo piange come un cuore affranto. Il solito posto libero. Salgo velocemente, appoggio lo zaino e osservo la città nelle braccia dell'autunno mentre l'autobus mi riaccompagna a casa.
Certo di aver già vissuto tutto questo... sì, ogni giorno di scuola è come il precedente, ma ho visto già queste strade, percorse tra pensieri malinconici e pioggia. Le percorrerò in futuro. O in questo preciso istante.
Freno. Così forte che l'auto sbanda di lato. Qualcuno in mezzo alla strada. Nel buio un ombra si muove innanzi a me. Sento il cuore fermarsi in quel preciso istante. Posso sentire i battiti sempre più radi. Mi guardo attorno. Nessuno. E decido di scendere.
Nessuno. Anzi, nulla. La strada è deserta. Una brezza leggera mi accarezza il viso e muove leggermente le fronde degli alberi vicini. Non c'è nessuno. Riparto lentamente, per non disturbare la quiete di questa sera. Serate così non se ne vivono molte. Ma ora sta piovendo, e non accenna a smettere... perchè percepisco l'estate?
Non c'è nessuno. Anzi, nulla. La strada è deserta. Sono bagnato fradicio, confuso...
Aspetto seduto sul tavolo appoggiato al termosifone, appena all'interno del salone d'entrata. In molti passando mi osservano: sono solo uno dei tanti che negli anni starà seduto qui. Alcuni mi fanno un cenno con la mano, altri solo con la testa, mi illudo di conoscere tutti. Ancora un ora, prima di partire per casa. Il viso rivolto all'esterno, mi vedo tra qualche anno viaggiare in giornate malinconiche come questa, dove il sole appare per un istante tra una nube e l'altra. Ogni qualvolta qualcuno apre la porta il vento spinge all'interno del salone foglie secche fuggite dagli alberi. Nessuno le nota, nessuno sembra interessato alle stagioni che trascorrono all'esterno dell'edificio.
Decido di uscire, sono rimasto solo.
Solo.
Perchè è un illusione sperare che chi ora è al mio fianco, gli amici con cui ho condiviso gli anni, si ricordi di me non appena anche l'ultima porta verrà chiusa.
Giornata cupa. Cammino lentamente verso la stazione e cade qualche goccia di pioggia. Arrivo quando il cielo piange come un cuore affranto. Il solito posto libero. Salgo velocemente, appoggio lo zaino e osservo la città nelle braccia dell'autunno mentre l'autobus mi riaccompagna a casa.
Certo di aver già vissuto tutto questo... sì, ogni giorno di scuola è come il precedente, ma ho visto già queste strade, percorse tra pensieri malinconici e pioggia. Le percorrerò in futuro. O in questo preciso istante.
Freno. Così forte che l'auto sbanda di lato. Qualcuno in mezzo alla strada. Nel buio un ombra si muove innanzi a me. Sento il cuore fermarsi in quel preciso istante. Posso sentire i battiti sempre più radi. Mi guardo attorno. Nessuno. E decido di scendere.
Nessuno. Anzi, nulla. La strada è deserta. Una brezza leggera mi accarezza il viso e muove leggermente le fronde degli alberi vicini. Non c'è nessuno. Riparto lentamente, per non disturbare la quiete di questa sera. Serate così non se ne vivono molte. Ma ora sta piovendo, e non accenna a smettere... perchè percepisco l'estate?
Non c'è nessuno. Anzi, nulla. La strada è deserta. Sono bagnato fradicio, confuso...
sensazioni... ricordi e sogni... pt.4
L'autobus corre nonostante la neve. Da molto non nevicava così tanto. E fa molto freddo. Mi stringo di più in me stesso e appoggio la testa contro la tendina per avere una migliore visione di quei fiocchi che piano piano nascondono la nostra vita. Passo un braccio sul finestrino appannato e lascio che le gocce scivolino sul cappotto. Non vedo più nulla, nessuno in strada, solo la neve passa innanzi la luce dei lampioni. Non sto ascoltando nulla, o così mi sembra, sento solo il silenzio di tutte le persone sedute al ritorno dal lavoro, come me. Ho già provato questa sensazione. Le gocce sul finestrino, il silenzio forzato.
Lascio libera la mente, sento il vento tra i capelli. La neve si posa sui miei abiti. Mi ritrovo nella piazza, alla fermata dell'autobus. Quando sono sceso?
Qualche passo e la vedo, al riparo sotto la capote di un negozio, muove la mano in segno di saluto. Al suo fianco sto bene, ma non so come comportarmi. Faccio fatica a capire le parole che dice, ma rispondo del lavoro, di alcuni progetti... così credo. Le prendo la mano mentre passeggiamo noncuranti della neve e del vento, ci lacrimano gli occhi, o forse lacrimavano già di tristezza e gioia. Poi la abbraccio. Dove sono? Ho la testa altrove e non voglio tornare a casa.
Voglio tornare a casa.
Dove sono?
Tra raffiche di vento e pioggia vedo un cartello. Abbandono l'idea proseguire per la città e seguo la prima uscita.
Non ricordo di esser mai passato di qui. Campagna sterminata e strade strettissime. Nessun altro automobilista. Provo a svoltare.
E prendo altre strade che non conosco...
Lascio libera la mente, sento il vento tra i capelli. La neve si posa sui miei abiti. Mi ritrovo nella piazza, alla fermata dell'autobus. Quando sono sceso?
Qualche passo e la vedo, al riparo sotto la capote di un negozio, muove la mano in segno di saluto. Al suo fianco sto bene, ma non so come comportarmi. Faccio fatica a capire le parole che dice, ma rispondo del lavoro, di alcuni progetti... così credo. Le prendo la mano mentre passeggiamo noncuranti della neve e del vento, ci lacrimano gli occhi, o forse lacrimavano già di tristezza e gioia. Poi la abbraccio. Dove sono? Ho la testa altrove e non voglio tornare a casa.
Voglio tornare a casa.
Dove sono?
Tra raffiche di vento e pioggia vedo un cartello. Abbandono l'idea proseguire per la città e seguo la prima uscita.
Non ricordo di esser mai passato di qui. Campagna sterminata e strade strettissime. Nessun altro automobilista. Provo a svoltare.
E prendo altre strade che non conosco...
...ci accorgiamo mai della pioggia? pt. 3
Le strade sono intrise di traffico e acqua come fiumi, mentre una luce di tonalità giallo scuro schiaccia il paese. Non solo le case, ma anche gli alberi e le persone sembrano soffrire per quella pioggia incessante, quasi fosse una punizione divina: chi se ne sta al riparo nel salotto di una caffetteria, non emette parola con i vicini, fissa all'esterno delle vetrine nella consapevolezza di osservare vite altrui che nello stesso momento osservano la propria...
silenzio... ma è questione di pochi istanti, loro mi vedono in auto, ed io sono poco più di un ombra che passa veloce.
Mi dirigo verso la città. Auto e camion seguono un arteria di cemento per raggiungere un centro di vite che scorrono rapide, qualunque tempo si prospetti all'orizzonte.
Solo allora mi accorgo del silenzio che regna nell' auto, la radio non emette alcun suono pur illuminando l'abitacolo con luci rosse e blu.
Ma forse preferisco ascoltare i suoni della strada.
silenzio... ma è questione di pochi istanti, loro mi vedono in auto, ed io sono poco più di un ombra che passa veloce.
Mi dirigo verso la città. Auto e camion seguono un arteria di cemento per raggiungere un centro di vite che scorrono rapide, qualunque tempo si prospetti all'orizzonte.
Solo allora mi accorgo del silenzio che regna nell' auto, la radio non emette alcun suono pur illuminando l'abitacolo con luci rosse e blu.
Ma forse preferisco ascoltare i suoni della strada.
pagine di una vita dimenticata...pt.2
l giorno che iniziai a scrivere non pensavo minimamente alle cause che mi avevano spinto a voler creare un racconto.
Un racconto da dedicarti, un racconto che ti tenesse compagnia nelle giornate in cui ci è la malinconia del nostro carattere a far cadere la pioggia. Quando tutto tace. Quando anche i vicini chiassosi, e le auto che sostano pochi minuti prima di riprendere la via per destinazioni a noi ignote, sembrano malinconici all'ombra di un cielo che si trascina verso l'alto, tra nubi in bianco e nero. Nubi che da sempre fanno volare la nostra fantasia.
Il giorno che iniziai a scrivere non pensavo minimamente.
Mi era congeniale scrivere.
Avevo iniziato una traccia che già sembrava riduttiva, insensata ed infantile.
Ed era tutto da rifare.
Tutta la giornata è da rifare. Un primo pomeriggio di febbraio e il pensare a te fa stringere gli occhi dalle lacrime. Sedersi sul davanzale della finestra, per sentire quelle leggere gocce di pioggia trasformarsi in pianto sul mio viso prima di divenire nebbia della sera non nasconde affatto la tristezza.
Esco e mi lascio travolgere dagli avvenimenti.
Un racconto da dedicarti, un racconto che ti tenesse compagnia nelle giornate in cui ci è la malinconia del nostro carattere a far cadere la pioggia. Quando tutto tace. Quando anche i vicini chiassosi, e le auto che sostano pochi minuti prima di riprendere la via per destinazioni a noi ignote, sembrano malinconici all'ombra di un cielo che si trascina verso l'alto, tra nubi in bianco e nero. Nubi che da sempre fanno volare la nostra fantasia.
Il giorno che iniziai a scrivere non pensavo minimamente.
Mi era congeniale scrivere.
Avevo iniziato una traccia che già sembrava riduttiva, insensata ed infantile.
Ed era tutto da rifare.
Tutta la giornata è da rifare. Un primo pomeriggio di febbraio e il pensare a te fa stringere gli occhi dalle lacrime. Sedersi sul davanzale della finestra, per sentire quelle leggere gocce di pioggia trasformarsi in pianto sul mio viso prima di divenire nebbia della sera non nasconde affatto la tristezza.
Esco e mi lascio travolgere dagli avvenimenti.
raccolgo fogli scarabocchiati... pt.1
Inizia così... raccogliendo dei fogli scarbocchiati... pensando di cestinare presente, passato e futuro. Tra appunti di lavoro si snoda una vita vissuta e una da vivere. Riconosco la mia scrittura. E diviene un racconto tra parole e immagini unite caoticamente da un tempo malinconico in costante mutamento.
Vita che si trasforma di giorno in giorno, rincorrendo i miei pensieri e lasciando solo frammenti di ricordi sovrapposti a sogni.
E leggo: ...
Vita che si trasforma di giorno in giorno, rincorrendo i miei pensieri e lasciando solo frammenti di ricordi sovrapposti a sogni.
E leggo: ...
Nuova Pagina Ytral_c21h23no5
Iscriviti a:
Post (Atom)

