"...innanzi casa posso ancora sentire il tuo profumo.
Profumo.
Ricordo.
Ricordo lontano.
Freddo.
Sfocato.
Inesistente..."
I suoni, le voci che arrivano confuse trasportate dal vento mi raccontano e descrivono il mercato al di là del ponte. La giornata è soleggiata e la brezza che scompiglia i capelli non fa che rendere più piacevole la passeggiata. Cammino lentamente ascoltando il gran movimento tra i banchi del mercato. Grida, chiacchiericci, musica e pianti. Tutto ingarbugliato si trasforma in un sussurro, un rumore di vita indistinto. Sono l'unico a camminare con il viso rivolto al cielo. Alcuni giorni scelgo vie meno trafficate e da un angolo, tra vecchi palazzi, posso ammirare i colori che irrompono nel grigio della piazza.
Il sole mi abbaglia quando il vento smuove dalla propria immobilità i rami del salice. Un salice piangente mi fa sentire meno solo. La schiena appoggiata al marmo di una panchina che da anni ascolta le mie storie e con la sua forza mi sostiene, le braccia abbandonate verso il terreno, tra la vita e la morte, in un limbo tra terra e cielo in cui devo scegliere tra dannazione o redenzione.
Ma non ha senso.
Non hanno un senso queste parole, non un senso umanamente concepibile e percepibile.
La salvezza tra le tue mani. Delle dita che seguiranno la linea del mio viso soffermandosi sugli occhi. Una parola sussurrata all'orecchio.
La dannazione delle eterne lacrime che seguiranno ogni istante di gioia. La dannazione del dubbio, del rimorso. La dannazione dell' istante perduto e del ricordo ricorrente.
I ricordi sono innanzitutto immagini e sensazioni, prima ancora che pensieri. Prima di divenire parole o scritti, i ricordi vivono nell'immagine, nell'occhio che si sofferma ad un ombra, ad un luccichio. Per questo non li possiamo cancellare.
Cancellare un ricordo significherebbe dover cancellare il mondo che ci circonda.
Completamente.
giovedì 12 luglio 2007
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